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Autore Topic: La Verità, analisi del testo  (Letto 720 volte)

anymore.blu

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Re:La Verità, analisi del testo
« Risposta #15 il: Novembre 28, 2018, 08:55:39 »
Parto dal quesito posto dall'amico cav per fare qualche considerazione sul brano(non lo analizzo strofa per strofa perché non arriveremmo alla fine né io né voi  :)):il verso "la verità non è neanche una cosa"credo voglia significare che la verità non è una materia concreta ed incontrovertibile ma aleatoria, quindi di fatto non è"una cosa"ma l'insieme di tante sfaccettature.sulle strofe riguardanti i proibizionismi e le declinazioni al femminile già mi sono espresso in precedenti topiccss.in generale leggendo e rileggendo il testo la strana sensazione è che sia, come diceva con altre parole il sig.stupendo, pertinente al taglio che si voleva dare al brano ma non geniale come altre volte...

Non si distanzia tanto dal mio quesito osservazione gasp... :)

Siete il posto più bello dove essere se stessi...
...Senti che bel rumore...




O giù di li....

Teo95

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Re:La Verità, analisi del testo
« Risposta #16 il: Febbraio 12, 2020, 12:44:12 »
Ragazzi, bentrovati! È un po’ che non scrivo, anche se in realtà ci sono sempre. I nickname sono diventati nomi, i nomi volti, i volti amici: insomma con la Combriccola ci si sente quotidianamente. In una delle nostre discussioni sono venuti fuori pareri discordanti su questa canzone, che personalmente ritengo troppo bistrattata, e allora ecco che mi è venuto da condividere la mia interpretazione.

La canzone va letta, come quasi sempre accade con Vasco, nello stretto territorio di confine tra esistenzialismo e ironia, nonostante i toni molto leggeri, quasi da canzoncina (che la rendono particolare).

Cito quella che personalmente ritengo la chiave di lettura:
Giunse infine da sé [Socrate], dopo aver lasciato passare non tanto tempo quant'era solito, bensì proprio quando essi si trovavano a metà cena. E Agatone, che stava sdraiato, solo, nell'ultimo posto: -Qua, Socrate, gridò, vieni a stenderti vicino a me, in modo ch'io possa anche, al tuo contatto, godere di quella sapienza, che t'è venuta incontro nell'atrio. E' chiaro, infatti, che l'hai scoperta [d] e la possiedi; ché prima non ti saresti mosso di là! E Socrate sedette, e rispose: - Sarebbe bello, Agatone, se la sapienza fosse tale da poter fluire, al solo contatto reciproco, dal più pieno di noi al più vuoto, così come nei calici scorre l'acqua dal più colmo al più vuoto, attraverso il filo di lana. Che se anche la sapienza ha tale natura, tengo in gran [e] pregio il giacere presso di te: giacché penso che sarò colmato, da te, di molta e bella sapienza. La mia infatti non potrebb'essere che di scarso valore, o anche di dubbia realtà, quasi fosse un sogno; mentre splendida e piena di promesse è invece la tua, che da te ancor giovane brillò poco fa così intensamente di tanto chiara luce di fronte alla testimonianza di più di trentamila Elleni” (Platone, Simposio, 175c-e, ed. Laterza).

Il passo è molto celebre. Si trova all’inizio del Simposio, probabilmente il dialogo più famoso di Platone. Agatone e Socrate si stanno prendendo per il culo a vicenda, ma è nello scambio di battute ironico che Socrate inserisce la frase fondamentale: sarebbe bello se la sapienza (la verità) potesse fluire da una testa all’altra, solo per contatto, ma non è così. Sarebbe bello se bastasse imparare delle nozioni, se fosse sufficiente lasciarsi indottrinare dal “primo che lo sa”. Sarebbe bello se insegnare (come spesso si crede a scuola) fosse semplicemente trasmettere nozioni già acquisite.

Vasco comincia con una descrizione femminea della verità: s’imbosca tra le nuvole (si nasconde nei pensieri, è lì confusamente in mezzo ma non si sa dove) / rimescola le regole (è sempre fuori dagli schemi prestabiliti) / nessuno sa se viene o se ne va (l’intuizione arriva quando meno te l’aspetti e non sei nemmeno sicuro che arrivi). / Non mette in mostra i muscoli (la verità non s’impone con la forza) / non crede negli oroscopi (va cercata con la ragione, non con isterismi superstiziosi) / non guarda i film già visti (non basta ripetere la cantilena di verità già dette) / lei non ama la pubblicità (non è in vendita, non è lì a portata di mano). E tutti lì a discutere / e tutti a dire chi va là / si chiede la parola d’ordine / dov’è, come si veste, quanto costa, che cos’è, che faccia ha: non si può fare a meno di parlarne, tutti ne parlano. Ma la verità non è qualcosa che può scorrere da una mente all’altra, non basta una parola d’ordine per identificarla, non basta un volto, non basta sapere come si veste. Lo stesso concetto viene espresso nella seconda strofa: si cercano i colpevoli / si ascoltano psicologi, ecc.: tutti vogliono questa parola d’ordine che li metta a posto. Nessuno vuol fare la fatica di capire davvero che cos’è.

Che cos’è quindi la Verità?

Come spiegherà poi Socrate, la verità è una ricerca personale, un investimento totale della propria vita. Non è quella frase fatta, questa dottrina, quel personaggio. La verità si incarna, la verità è nell’esperienza quotidiana. Sei tu che devi decidere da che parte stare, ogni giorno. La verità fa male, non è un “pranzo di gala”. Non ha bisogno di scuse e soprattutto disturba, fa paura. Ci fa paura. Può essere un errore, può sfuggire, ma il punto è questo: non è un semplice sapere intellettualoide, ma ciò che tu incarni nella vita. La parte in cui decidi di stare.

La fine è stata molto criticata: in realtà credo sia proprio la chiave del pezzo:

La verità non è una signora
la verità, la verità non è vestita mai di rosa
la verità non è neanche una cosa
la verità si sposa!


La verità si sposa. È la fedeltà di ogni giorno, la scelta di ogni giorno. Ogni giorno devi sapere da che parte stare, devi rinunciare a qualcosa per inseguire la verità, devi amare più la verità di te stesso, delle tue ambizioni, delle tue inclinazioni, del tuo potere. La verità è un lavoro, un atto di amore. Una ricerca. Platone nel Simposio parla dell’Amore, ma parlando dell’Amore in realtà parla della Filosofia, della sapienza. Vasco conclude la canzone dicendo che la verità non è una cosa che puoi possedere definitivamente, non è vestita mai di rosa (anzi, disturba sempre!), ma si sposa (è una tensione, un atto di amore, il lavoro di ogni giorno). Quando la verità viene pensata come una cosa che si ha definitivamente, essa inaridisce, si sciupa. È un’illusione che porta solo arroganza e a prese di posizioni dogmatiche. La verità deve incarnarsi nell'esperienza, è una tensione esistenziale, non una cosa da intellettuali. Inoltre può far male, quindi occorre anche una dose di coraggio, e soprattutto non porta al successo (non ama la pubblicità).
« Ultima modifica: Febbraio 12, 2020, 12:46:47 da Teo95 »
Meno attivo di un tempo, ma con nel cuore il forum e tutti quegli utenti che, ormai, sono diventati amici.



Questa la tengo in ricordo dei tempi passati nel roxy:

Mò ve 'mparo er romanesco e ve faccio vede chi lo ciancica mejo

Stupendo!

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Re:La Verità, analisi del testo
« Risposta #17 il: Febbraio 12, 2020, 13:37:05 »
D accordo in generale, anche se non su tutte le interpretazioni che hai dato. Ma non fanno la differenza in una interpretazione su cui sostanzialmente leggo come te a parte qualche snodo. Ad esempio noi siamo le nostre azioni, è un po' complicato il passaggio che lega la Verità (storica?) alle azioni /scelte del singolo che hanno a che fare con la propria morale, non con ciò che è vero e ciò che è falso.
Vero è che molte scelte e azioni sono frutto di reazioni a ciò che accade intorno a noi ma se la mia percezione è filtrata e quindi falsata, le mie reazioni saranno compiute su basi sbagliate.

Ma ciò che non mi piace di questo testo è ciò che dice, oltre a metafore di dubbio impatto e valore artistico : Vasco ha già ampiamente trattato il tema della verità, dell incertezza, del dubbio, l esistenzialita, la parzialità dei media e la facilità con cui  giudichiamo. Non si sentiva l esistenza di scrivere quanto sia difficile capire chi mente, chi ha ragione, quanto sia difficile farsi un idea corretta e quanto sia oneroso fare scelte giuste invece che facili
"Modena 1.7.17
Un nuovo ricordo, pieno di tutti quelli prima e carico di quelli che arriveranno... Perché solo i ricordi possono essere eterni.                                                                                    anymore.blu
"Gente che s'appassiona :caffe:"
"È un anno intero a aspettare... domani :caffe:"
Lividi... Vedi i tuoi ricordi... Brividi... Quando senti che sono già morti!
"Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione"
"E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini!"
"Dove è andato bugo? bugo??"
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Re:La Verità, analisi del testo
« Risposta #18 il: Febbraio 12, 2020, 20:24:08 »
Ragazzi, bentrovati! È un po’ che non scrivo, anche se in realtà ci sono sempre. I nickname sono diventati nomi, i nomi volti, i volti amici: insomma con la Combriccola ci si sente quotidianamente. In una delle nostre discussioni sono venuti fuori pareri discordanti su questa canzone, che personalmente ritengo troppo bistrattata, e allora ecco che mi è venuto da condividere la mia interpretazione.

La canzone va letta, come quasi sempre accade con Vasco, nello stretto territorio di confine tra esistenzialismo e ironia, nonostante i toni molto leggeri, quasi da canzoncina (che la rendono particolare).

Cito quella che personalmente ritengo la chiave di lettura:
Giunse infine da sé [Socrate], dopo aver lasciato passare non tanto tempo quant'era solito, bensì proprio quando essi si trovavano a metà cena. E Agatone, che stava sdraiato, solo, nell'ultimo posto: -Qua, Socrate, gridò, vieni a stenderti vicino a me, in modo ch'io possa anche, al tuo contatto, godere di quella sapienza, che t'è venuta incontro nell'atrio. E' chiaro, infatti, che l'hai scoperta [d] e la possiedi; ché prima non ti saresti mosso di là! E Socrate sedette, e rispose: - Sarebbe bello, Agatone, se la sapienza fosse tale da poter fluire, al solo contatto reciproco, dal più pieno di noi al più vuoto, così come nei calici scorre l'acqua dal più colmo al più vuoto, attraverso il filo di lana. Che se anche la sapienza ha tale natura, tengo in gran [e] pregio il giacere presso di te: giacché penso che sarò colmato, da te, di molta e bella sapienza. La mia infatti non potrebb'essere che di scarso valore, o anche di dubbia realtà, quasi fosse un sogno; mentre splendida e piena di promesse è invece la tua, che da te ancor giovane brillò poco fa così intensamente di tanto chiara luce di fronte alla testimonianza di più di trentamila Elleni” (Platone, Simposio, 175c-e, ed. Laterza).

Il passo è molto celebre. Si trova all’inizio del Simposio, probabilmente il dialogo più famoso di Platone. Agatone e Socrate si stanno prendendo per il culo a vicenda, ma è nello scambio di battute ironico che Socrate inserisce la frase fondamentale: sarebbe bello se la sapienza (la verità) potesse fluire da una testa all’altra, solo per contatto, ma non è così. Sarebbe bello se bastasse imparare delle nozioni, se fosse sufficiente lasciarsi indottrinare dal “primo che lo sa”. Sarebbe bello se insegnare (come spesso si crede a scuola) fosse semplicemente trasmettere nozioni già acquisite.

Vasco comincia con una descrizione femminea della verità: s’imbosca tra le nuvole (si nasconde nei pensieri, è lì confusamente in mezzo ma non si sa dove) / rimescola le regole (è sempre fuori dagli schemi prestabiliti) / nessuno sa se viene o se ne va (l’intuizione arriva quando meno te l’aspetti e non sei nemmeno sicuro che arrivi). / Non mette in mostra i muscoli (la verità non s’impone con la forza) / non crede negli oroscopi (va cercata con la ragione, non con isterismi superstiziosi) / non guarda i film già visti (non basta ripetere la cantilena di verità già dette) / lei non ama la pubblicità (non è in vendita, non è lì a portata di mano). E tutti lì a discutere / e tutti a dire chi va là / si chiede la parola d’ordine / dov’è, come si veste, quanto costa, che cos’è, che faccia ha: non si può fare a meno di parlarne, tutti ne parlano. Ma la verità non è qualcosa che può scorrere da una mente all’altra, non basta una parola d’ordine per identificarla, non basta un volto, non basta sapere come si veste. Lo stesso concetto viene espresso nella seconda strofa: si cercano i colpevoli / si ascoltano psicologi, ecc.: tutti vogliono questa parola d’ordine che li metta a posto. Nessuno vuol fare la fatica di capire davvero che cos’è.

Che cos’è quindi la Verità?

Come spiegherà poi Socrate, la verità è una ricerca personale, un investimento totale della propria vita. Non è quella frase fatta, questa dottrina, quel personaggio. La verità si incarna, la verità è nell’esperienza quotidiana. Sei tu che devi decidere da che parte stare, ogni giorno. La verità fa male, non è un “pranzo di gala”. Non ha bisogno di scuse e soprattutto disturba, fa paura. Ci fa paura. Può essere un errore, può sfuggire, ma il punto è questo: non è un semplice sapere intellettualoide, ma ciò che tu incarni nella vita. La parte in cui decidi di stare.

La fine è stata molto criticata: in realtà credo sia proprio la chiave del pezzo:

La verità non è una signora
la verità, la verità non è vestita mai di rosa
la verità non è neanche una cosa
la verità si sposa!


La verità si sposa. È la fedeltà di ogni giorno, la scelta di ogni giorno. Ogni giorno devi sapere da che parte stare, devi rinunciare a qualcosa per inseguire la verità, devi amare più la verità di te stesso, delle tue ambizioni, delle tue inclinazioni, del tuo potere. La verità è un lavoro, un atto di amore. Una ricerca. Platone nel Simposio parla dell’Amore, ma parlando dell’Amore in realtà parla della Filosofia, della sapienza. Vasco conclude la canzone dicendo che la verità non è una cosa che puoi possedere definitivamente, non è vestita mai di rosa (anzi, disturba sempre!), ma si sposa (è una tensione, un atto di amore, il lavoro di ogni giorno). Quando la verità viene pensata come una cosa che si ha definitivamente, essa inaridisce, si sciupa. È un’illusione che porta solo arroganza e a prese di posizioni dogmatiche. La verità deve incarnarsi nell'esperienza, è una tensione esistenziale, non una cosa da intellettuali. Inoltre può far male, quindi occorre anche una dose di coraggio, e soprattutto non porta al successo (non ama la pubblicità).


Sempre bello vedere un tuo passaggio e interessante leggerti.. ma lo sai già :carino:

Mi incuriosiscono gli spunti con Platone, materia per me sconosciuta se non da te, e questa canzone ti ha proprio dato tanti spunti.


Aspetto altre interpretazioni.



P.s. vero che Vasco ha già trattato ampiamente l argomento, forse anche meglio... ma credo che valga per tutti gli argomenti importanti o esistenziali, in forma ironica o seria... li ha trattato tutti in alcuni casi con capolavori. 


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