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Autore Topic: Letteratura italiana e non solo....  (Letto 15355 volte)

anymore.blu

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Re: Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #180 il: Aprile 04, 2012, 18:38:27 »


d'immenso mi nutro
sicche' non ho altro
almeno non solido
su cui correre...
le gesta son lente
la mente non corre
si puo' assopire
distratta
nulla la tiene
attenta...
Peccato per il mondo
non sa quel che si perde!
...
La combriccola è un gruppo di amici...i migliori di sempre...quelli che ci sono nonostate tutto...quelli che ci sono SEMPRE....anche a distanza...quelli che ci puoi contare davvero...quelli che non ti lasciano mai da sola... :mucca:


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Re: Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #181 il: Aprile 05, 2012, 15:14:16 »

d'immenso mi nutro
sicche' non ho altro
almeno non solido
su cui correre...
le gesta son lente
la mente non corre
si puo' assopire
distratta
nulla la tiene
attenta...
Peccato per il mondo
non sa quel che si perde!

ho sbagliato topic ... sorry :rido:
...
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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #182 il: Ottobre 18, 2016, 01:09:03 »
Un Islandese, che era corso per la maggior parte del mondo, e soggiornato in diversissime terre; andando una volta per l'interiore dell'Affrica, e passando sotto la linea equinoziale in un luogo non mai prima penetrato da uomo alcuno, ebbe un caso simile a quello che intervenne a Vasco di Gama nel passare il Capo di Buona speranza; quando il medesimo Capo, guardiano dei mari australi, gli si fece incontro, sotto forma di gigante, per distorlo dal tentare quelle nuove acque. Vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra, e a somiglianza degli ermi colossali veduti da lui, molti anni prima, nell'isola di Pasqua. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile, di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardavalo fissamente; e stata così un buono spazio senza parlare, all'ultimo gli disse.
Natura. Chi sei? che cerchi in questi luoghi dove la tua specie era incognita?
Islandese. Sono un povero Islandese, che vo fuggendo la Natura; e fuggitala quasi tutto il tempo della mia vita per cento parti della terra, la fuggo adesso per questa.
Natura. Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da se medesimo. Io sono quella che tu fuggi.
Islandese. La Natura?
Natura. Non altri.
Islandese. Me ne dispiace fino all'anima; e tengo per fermo che maggior disavventura di questa non mi potesse sopraggiungere.
Natura. Ben potevi pensare che io frequentassi specialmente queste parti; dove non ignori che si dimostra più che altrove la mia potenza. Ma che era che ti moveva a fuggirmi?
Islandese. Tu dei sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze, fui persuaso e chiaro della vanità della vita, e della stoltezza degli uomini; i quali combattendo continuamente gli uni cogli altri per l'acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano; sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto; tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano. Per queste considerazioni, deposto ogni altro desiderio, deliberai, non dando molestia a chicchessia, non procurando in modo alcuno di avanzare il mio stato, non contendendo con altri per nessun bene del mondo, vivere una vita oscura e tranquilla; e disperato dei piaceri, come di cosa negata alla nostra specie, non mi proposi altra cura che di tenermi lontano dai patimenti. Con che non intendo dire che io pensassi di astenermi dalle occupazioni e dalle fatiche corporali: che ben sai che differenza e dalla fatica al disagio, e dal viver quieto al vivere ozioso. E già nel primo mettere in opera questa risoluzione, conobbi per prova come egli e vano a pensare, se tu vivi tra gli uomini, di potere, non offendendo alcuno, fuggire che gli altri non ti offendano; e cedendo sempre spontaneamente, e contentandosi del menomo in ogni cosa, ottenere che ti sia lasciato un qualsivoglia luogo, e che questo menomo non ti sia contrastato. Ma dalla molestia degli uomini mi liberai facilmente, separandomi dalla loro società, e riducendomi in solitudine: cosa che nell'isola mia nativa si può recare ad effetto senza difficoltà. Fatto questo, e vivendo senza quasi verun'immagine di piacere, io non poteva mantenermi però senza patimento: perché la lunghezza del verno, l'intensità del freddo, e l'ardore estremo della state, che sono qualità di quel luogo, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi conveniva passare una gran parte del tempo, m'inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo; di modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio. Né anche potea conservare quella tranquillità della vita, alla quale principalmente erano rivolti i miei pensieri: perché le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i ruggiti e le minacce del monte Ecla, il sospetto degl'incendi, frequentissimi negli alberghi, come sono i nostri, fatti di legno, non intermettevano mai di turbarmi. Tutte le quali incomodità in una vita sempre conforme a se medesima, e spogliata di qualunque altro desiderio e speranza, e quasi di ogni altra cura, che d'esser quieta; riescono di non poco momento, e molto più gravi che elle non sogliono apparire quando la maggior parte dell'animo nostro è occupata dai pensieri della vita civile, e dalle avversità che provengono dagli uomini. Per tanto veduto che più che io mi ristringeva e quasi mi contraeva in me stesso, a fine d'impedire che l'esser mio non desse noia né danno a cosa alcuna del mondo; meno mi veniva fatto che le altre cose non m'inquietassero e tribolassero; mi posi a cangiar luoghi e climi, per vedere se in alcuna parte della terra potessi non offendendo non essere offeso, e non godendo non patire. E a questa deliberazione fui mosso anche da un pensiero che mi nacque, che forse tu non avessi destinato al genere umano se non solo un clima della terra (come tu hai fatto a ciascuno degli altri generi degli animali, e di quei delle piante), e certi tali luoghi; fuori dei quali gli uomini non potessero prosperare né vivere senza difficoltà e miseria; da dover essere imputate, non a te, ma solo a essi medesimi, quando eglino avessero disprezzati e trapassati i termini che fossero prescritti per le tue leggi alle abitazioni umane. Quasi tutto il mondo ho cercato, e fatta esperienza di quasi tutti i paesi; sempre osservando il mio proposito, di non dar molestia alle altre creature, se non il meno che io potessi, e di procurare la sola tranquillità della vita. Ma io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dall'incostanza dell'aria, infestato dalle commozioni degli elementi in ogni dove. Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun'ingiuria. In altri luoghi la serenità ordinaria del cielo è compensata dalla frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese. Venti e turbini smoderati regnano nelle parti e nelle stagioni tranquille dagli altri furori dell'aria. Tal volta io mi ho sentito crollare il tetto in sul capo pel gran carico della neve, tal altra, per l'abbondanza delle piogge la stessa terra, fendendosi, mi si è dileguata di sotto ai piedi; alcune volte mi è bisognato fuggire a tutta lena dai fiumi, che m'inseguivano, come fossi colpevole verso loro di qualche ingiuria. Molte bestie salvatiche, non provocate da me con una menoma offesa, mi hanno voluto divorare; molti serpenti avvelenarmi; in diversi luoghi è mancato poco che gl'insetti volanti non mi abbiano consumato infino alle ossa. Lascio i pericoli giornalieri, sempre imminenti all'uomo, e infiniti di numero; tanto che un filosofo antico non trova contro al timore, altro rimedio più valevole della considerazione che ogni cosa è da temere. Né le infermità mi hanno perdonato; con tutto che io fossi, come sono ancora, non dico temperante, ma continente dei piaceri del corpo. Io soglio prendere non piccola ammirazione considerando che tu ci abbi infuso tanta e sì ferma e insaziabile avidità del piacere; disgiunta dal quale la nostra vita, come priva di ciò che ella desidera naturalmente, è cosa imperfetta: e da altra parte abbi ordinato che l'uso di esso piacere sia quasi di tutte le cose umane la più nociva alle forze e alla sanità del corpo, la più calamitosa negli effetti in quanto a ciascheduna persona, e la più contraria alla durabilità della stessa vita. Ma in qualunque modo, astenendomi quasi sempre e totalmente da ogni diletto, io non ho potuto fare di non incorrere in molte e diverse malattie: delle quali alcune mi hanno posto in pericolo della morte; altre di perdere l'uso di qualche membro, o di condurre perpetuamente una vita più misera che la passata; e tutte per più giorni o mesi mi hanno oppresso il corpo e l'animo con mille stenti e mille dolori. E certo, benché ciascuno di noi sperimenti nel tempo delle infermità, mali per lui nuovi o disusati, e infelicità maggiore che egli non suole (come se la vita umana non fosse bastevolmente misera per l'ordinario); tu non hai dato all'uomo, per compensarnelo, alcuni tempi di sanità soprabbondante e inusitata, la quale gli sia cagione di qualche diletto straordinario per qualità e per grandezza. Ne' paesi coperti per lo più di nevi, io sono stato per accecare: come interviene ordinariamente ai Lapponi nella loro patria. Dal sole e dall'aria, cose vitali, anzi necessarie alla nostra vita, e però da non potersi fuggire, siamo ingiuriati di continuo: da questa colla umidità, colla rigidezza, e con altre disposizioni; da quello col calore, e colla stessa luce: tanto che l'uomo non può mai senza qualche maggiore o minore incomodità o danno, starsene esposto all'una o all'altro di loro. In fine, io non mi ricordo aver passato un giorno solo della vita senza qualche pena; laddove io non posso numerare quelli che ho consumati senza pure un'ombra di godimento: mi avveggo che tanto ci è destinato e necessario il patire, quanto il non godere; tanto impossibile il viver quieto in qual si sia modo, quanto il vivere inquieto senza miseria: e mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c'insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia, de' tuoi figliuoli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere. Per tanto rimango privo di ogni speranza: avendo compreso che gli uomini finiscono di perseguitare chiunque li fugge o si occulta con volontà vera di fuggirli o di occultarsi; ma che tu, per niuna cagione, non lasci mai d'incalzarci, finché ci opprimi. E già mi veggo vicino il tempo amaro e lugubre della vecchiezza; vero e manifesto male, anzi cumulo di mali e di miserie gravissime; e questo tuttavia non accidentale, ma destinato da te per legge a tutti i generi de' viventi, preveduto da ciascuno di noi fino nella fanciullezza, e preparato in lui di continuo, dal quinto suo lustro in là, con un tristissimo declinare e perdere senza sua colpa: in modo che appena un terzo della vita degli uomini è assegnato al fiorire, pochi istanti alla maturità e perfezione, tutto il rimanente allo scadere, e agl'incomodi che ne seguono.
Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
Islandese. Ponghiamo caso che uno m'invitasse spontaneamente a una sua villa, con grande instanza; e io per compiacerlo vi andassi. Quivi mi fosse dato per dimorare una cella tutta lacera e rovinosa, dove io fossi in continuo pericolo di essere oppresso; umida, fetida, aperta al vento e alla pioggia. Egli, non che si prendesse cura d'intrattenermi in alcun passatempo o di darmi alcuna comodità, per lo contrario appena mi facesse somministrare il bisognevole a sostentarmi; e oltre di ciò mi lasciasse villaneggiare, schernire, minacciare e battere da' suoi figliuoli e dall'altra famiglia. Se querelandomi io seco di questi mali trattamenti, mi rispondesse: forse che ho fatto io questa villa per te? o mantengo io questi miei figliuoli, e questa mia gente, per tuo servigio? e, bene ho altro a pensare che de' tuoi sollazzi, e di farti le buone spese; a questo replicherei: vedi, amico, che siccome tu non hai fatto questa villa per uso mio, così fu in tua facoltà di non invitarmici. Ma poiché spontaneamente hai voluto che io ci dimori, non ti si appartiene egli di fare in modo, che io, quanto è in tuo potere, ci viva per lo meno senza travaglio e senza pericolo? Così dico ora. So bene che tu non hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che l'avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t'ho io forse pregato di pormi in questo universo? o mi vi sono intromesso violentemente, e contro tua voglia? Ma se di tua volontà, e senza mia saputa, e in maniera che io non poteva sconsentirlo né ripugnarlo, tu stessa, colle tue mani, mi vi hai collocato; non è egli dunque ufficio tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che l'abitarvi non mi noccia? E questo che dico di me, dicolo di tutto il genere umano, dicolo degli altri animali e di ogni creatura.
Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento.
Islandese. Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi. Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno. Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città di Europa.
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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #183 il: Giugno 18, 2017, 19:12:02 »
nell ultimo week end siamo andati in gita a Recanati, abbiamo campeggiato  sul mare localita' porto recanati e poi ovviamente siamo andati a casa Leopardi.
Praticamente e' stato un regalo obbligato  che aspettavo da tantissimo tempo ( non me sopportavano piu' e si e' deciso che era giunta l ora  :ahsi: :26: :rido: );

Sono sempre stata affascinata da questo genio incompreso per il suo tempo, che invece aveva una forza e una consapevolezza fuori dal comune, oltre ad avere una spiccata dote nello scrivere e nel disegnare il suo tempo e le sue emozioni.

nel vedere la sua casa, i suoi luoghi di studio e la sua biblioteca ancora di piu' ho capito perche' essere un genio in quei tempi di riservatezza paura e proibizionismo poteva portare all isolamento alla malinconia e alla "tristezza" del proprio stato.



tornati a casa abbiamo visto il film, di cui sotto il trailer, perche' a volte per noi nati in un altro tempo la descrizione di alcune emozioni arriva meglio se passa per delle immagini invece che per dei versi, e nel film e' tutto veramente ben riuscito. bellissimo!




volevo condividere con la piattaforma  :ciuccetto:






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antobe91

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #184 il: Giugno 18, 2017, 19:49:52 »
:onorato: nulla da aggiungere, è stata una esperienza davvero toccante. Ero stato in quei luoghi e in quella casa da ragazzino, ma non mi fece lo stesso effetto di oggi. Una età più matura da tutta un altra consapevolezza.

Il film poi...magnifico. Che grande uomo :onorato:

Gasp

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #185 il: Giugno 19, 2017, 01:23:11 »
nell ultimo week end siamo andati in gita a Recanati, abbiamo campeggiato  sul mare localita' porto recanati e poi ovviamente siamo andati a casa Leopardi.
Praticamente e' stato un regalo obbligato  che aspettavo da tantissimo tempo ( non me sopportavano piu' e si e' deciso che era giunta l ora  :ahsi: :26: :rido: );

Sono sempre stata affascinata da questo genio incompreso per il suo tempo, che invece aveva una forza e una consapevolezza fuori dal comune, oltre ad avere una spiccata dote nello scrivere e nel disegnare il suo tempo e le sue emozioni.

nel vedere la sua casa, i suoi luoghi di studio e la sua biblioteca ancora di piu' ho capito perche' essere un genio in quei tempi di riservatezza paura e proibizionismo poteva portare all isolamento alla malinconia e alla "tristezza" del proprio stato.



tornati a casa abbiamo visto il film, di cui sotto il trailer, perche' a volte per noi nati in un altro tempo la descrizione di alcune emozioni arriva meglio se passa per delle immagini invece che per dei versi, e nel film e' tutto veramente ben riuscito. bellissimo!




volevo condividere con la piattaforma  :ciuccetto:
Bellissimo sunto(per non parlare di quelli nell'altro topic ma li tratteremo a parte  :hihih:).fa sempre un certo effetto visitare luoghi dove verosimilmente sono nati dei capolavori ed hanno vissuto personalità così fuori dal comune.non ho mai avuto l'occasione di visitare la casa di Leopardi, mi è successo di vedere tanto tempo fa quella di D'Annunzio e,pur non essendo un suo accanito lettore, l'atmosfera di quella giornata mi è sempre rimasta impressa.grazie della condivisione ed una buonanotte letteraria...

rewind25

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #186 il: Giugno 24, 2017, 00:55:23 »
E’ la notte di San Giovanni.
E’ la notte magica, del sogno e della premonizione, la notte in cui tutto può succedere!
Tante le usanze che si tramandano:
Nella notte di San Giovanni la rugiada che inumidisce i prati acquista facoltà miracolose. Si raccolgono così Ruta, Artemisia, Salvia e, soprattutto, Iperico (noto anche come “erba di San Giovanni”), un tempo usato per cicatrizzare le ferite.
Le leggende dicono che a mezzanotte in punto una pianta di felce che nasce lungo i ruscelli fiorisca: chi riuscirà a cogliere questo fiore acquisterà la fama di saggio e capacità di leggere il passato e prevedere il futuro.
La notte di San Giovanni disvela comunque il futuro alle giovani donne: si prende un uovo, lo si separa dal rosso e si lascia l’albume in un bicchiere sul davanzale. se il mattino si troverà l’albume ricoperta di bollicine, in breve tempo troveranno un uomo bello, buono e ricco.
Prima che venga il buio, questa notte, bisogna posare di fronte alla soglia di casa un mucchietto di sale per proteggersi contro l’intrusione delle streghe.
Durante questa notte si raccolgono poi le noci acerbe per metterle sotto spirito per fare il nocino.
La notte di San Giovanni è resa in fine magica dai mille fuochi che si accendono nei campi e nelle valli di tutta Europa.
…perciò, anche se non volete fare nulla, almeno per onorare la tradizione accendete nella notte una piccola candela e lasciate che la natura segua il suo corso.
(cit. Paolo Corsini)
Disapprovo ciò che dici, ma difenderò il tuo diritto di dirlo. (Voltaire)
\"Io non credo in Dio, non ci ho mai creduto.. Diciamo che lo stimo.\" Woody Allen

Agente REW007 con licenza di BANNARE!!!!

Si tratta di uno stato di rincoglionimento talmente evidente che mi sono vergognata con me stessa e mi sono chiesta scusa.
:rido:

mmuccaliu

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #187 il: Aprile 19, 2020, 15:36:18 »
"A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran.
Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran."

Da NOVECENTO di Alessandro Baricco
IO CERCO TE...

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Noi, le mani sporche di allegria non le abbiamo mai dimenticate...ed insieme abbiamo trovato il modo per farcela tutti...tutti un po eroi, tu il mio!!!

Any: e' veramente un immenso fiume di gente in un immenso spazio bellissimo
-----
Any:Me sò messa su a bilancia e m'è uscito che ero alta 1,49
Muc:Annamo bene se te misuri l'altezza su a bilancia 

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« Risposta #188 il: Aprile 20, 2020, 15:39:38 »
Che bello novecento
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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #189 il: Aprile 20, 2020, 15:42:10 »
Che bello novecento
già, uno dei miei libri preferiti in assoluto
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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #190 il: Aprile 20, 2020, 20:41:00 »
non leggo molto. certamente andrei meglio col cinema.
ma colgo lo spunto su un monologo di Novecento che credo sia secondo a pochi altri.


"Mica era sceso, lui[...].
Tutta quella città... non se ne vedeva la fine...la fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?e il rumore.
su quella maledettissima scaletta...era molto bello, tutto... e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era problema. primo gradino, secondo gradino,[...]
Non è quel che vidi che mi fermò.
è quel che non vidi.
puoi capirlo, fratello?[...] è quel che non vidi
cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto...ma non c'era una fine.
quel che non vidi è dove finiva tutto quello. la fine del mondo.
Ora tu pensa. La fine del mondo: un pianoforte. I tasti inziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e quella tastiera è inifinita... se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n'era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
a scegliere una donna
una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire
tutto quel mondo
quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce
E quanto ce n'è
Non avete paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? a viverla...
io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ne c'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua, e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Per favore."

Da NOVECENTO di Alessandro Baricco
"Modena 1.7.17
Un nuovo ricordo, pieno di tutti quelli prima e carico di quelli che arriveranno... Perché solo i ricordi possono essere eterni.                                                                                    anymore.blu
"Gente che s'appassiona :caffe:"
"È un anno intero a aspettare... domani :caffe:"
Lividi... Vedi i tuoi ricordi... Brividi... Quando senti che sono già morti!
"Ma nun è mejo se chiedi se va tutto bene prima de rompe er cax$o??!!"
:caffe:

mmuccaliu

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #191 il: Aprile 22, 2020, 10:51:14 »
Raccontare è un lusso, privilegio di chi è potuto scendere, rifacendo fino in fondo il viaggio, arrivare al punto di partenza, sedere a un ristorante a Katmandu o a Skardu, masticare una bistecca, bere una birra, dimenticare, poi raccontare. [...] Raccontare è un lusso e io non sono neanche tanto brava a dire quello che è stato. Forzare l'immaginazione di una persona che ti ascolta, forzarla fino a metterla anche per un minuto nei tuoi panni là sopra [...] riuscire con un colpo di tensione, di fortuna a far condividere un pezzo di questo con uno che ti ascolta: è un gran lusso. [...] E poi per me pesa pure il pensiero di essere un resto di parole di altri, che altri non possono più dire. È una responsabilità che m'imbarazza, perché dico le storie anche per loro, gli assenti. In montagna si muore, da volontari, certo, da nessuno mandati, ognuno è mandante di se stesso e si muore, anche i più bravi, i veloci, i più forti. E così penso che le mie sono pure storie loro, che io le porto e le contengo, e quando muovo le labbra si stanno muovendo anche le loro, e mi piglia un effetto di coro mentre racconto, mi piglia la vertigine a raccontare, soffro di vuoto sotto le parole, non ce la faccio a dire.

Erri De Luca - Sulla traccia di Nives
IO CERCO TE...

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"Scusate signori, ma io so' io...":mucca:

Noi, le mani sporche di allegria non le abbiamo mai dimenticate...ed insieme abbiamo trovato il modo per farcela tutti...tutti un po eroi, tu il mio!!!

Any: e' veramente un immenso fiume di gente in un immenso spazio bellissimo
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Any:Me sò messa su a bilancia e m'è uscito che ero alta 1,49
Muc:Annamo bene se te misuri l'altezza su a bilancia 

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #192 il: Aprile 23, 2020, 00:16:46 »
“È stato più facile prima correre sotto le granate che dopo passeggiare sulle macerie.”


Venuto al Mondo... grande passaggio per me, attuale anche.
...
La combriccola è un gruppo di amici...i migliori di sempre...quelli che ci sono nonostate tutto...quelli che ci sono SEMPRE....anche a distanza...quelli che ci puoi contare davvero...quelli che non ti lasciano mai da sola... :mucca:


Siete il posto più bello dove essere se stessi... Vale :carino:
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mmuccaliu

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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #193 il: Aprile 23, 2020, 10:42:30 »
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.


Dante Alighieri - Divina Commedia - Canto XXXIII del Paradiso - Orazione di San Bernardo
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Re:Letteratura italiana e non solo....
« Risposta #194 il: Aprile 28, 2020, 10:29:39 »
Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.

[...]

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l'amore) dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere
« Ultima modifica: Aprile 28, 2020, 10:45:03 da mmuccaliu »
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