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Autore Topic: Bob Marley  (Letto 1526 volte)

Gasp

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Re:Bob Marley
« Risposta #15 il: Dicembre 20, 2016, 12:18:00 »
Un ringraziamento al sempre puntuale amico Sion e chiedo venia per il fuori argomento:faccinacheissacartello:...

rewind25

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    Gli amori del passato non si scordano mai.
Re:Bob Marley
« Risposta #16 il: Giugno 27, 2020, 12:48:10 »
Concerti memorabili: Bob Marley, Milano 27 giugno 1980

Le note cominciarono a levarsi presto, fin dall’alba di quella giornata di sole e delirio che accolse il suo arrivo a Milano, in quella Scala del calcio che amava più di ogni altra cosa. Più delle donne, forse anche più della musica. Ovunque, per strada verso San Siro, nelle carrozze dei treni che arrivavano da ogni parte d’Italia, nelle auto che procedevano lente, le canzoni di Bob Marley invadevano Milano.

Era il giugno del 1980, l’alba del decennio non poteva sorgere meglio, per chi amava la musica. Sapevamo che quello che stavamo per vivere era un evento, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stato l’ultimo, con lui. Tutti ignoravano che la fine fosse vicina, per le conseguenze di una banale ferita al piede destro, riportata in un incontro di calcio. L’infezione si era propagata, Marley, fedele ai precetti del rastafarianesimo che vietano ogni forma di intervento chirurgico che possa alterare il corpo, non era intervenuto. Da lì a poco, il re del reggae se ne sarebbe andato, tra i pianti della sua gente e l’incredulità generale.

In quella spettacolare giornata di giugno, nessuno coltivava pensieri negativi. C’era gente comune, a San Siro, pochi rasta e molte magliette del Che, jeans sdruciti e zaini sulle spalle, serenità generale, al massimo un pizzico di diffidenza per la polizia che presidiava lo stadio. Se avessero controllato e perquisito tutti come oggi, avrebbero radunato una quantità di ganja tale da avvolgere di fumo tutto il Naviglio.

La musica era iniziata alle quattro del pomeriggio, con il blues nero di Roberto Ciotti, poi era arrivato il blues nero a metà di Pino Daniele (con lo stadio a cantare in coro “Je so’ pazzo”) e il bianco della Average White Band. C’era un’atmosfera di festa e di evento che nessuno voleva turbare. La sensazione che nulla sarebbe mai andato storto, la certezza che quella festa ce l’eravamo anche meritata, perché era stata nutrita con il biberon dei sogni.

Centomila persone, impossibile anche solo pensare di muoversi. Io ero nel prato, stretto ai miei amici e alle mie amiche. Quando Bob Marley sale sul palco, il boato è da Maracanà. Centomila persone che urlano, saltano e battono i piedi. Mi guardo intorno. Sembra un terremoto. Rimango a bocca aperta. Per un lungo attimo, lo spettacolo è sulle tribune, e lo fa la gente. Centomila voci, duecentomila gambe che davano a quel giorno un senso molto più profondo di quello che ha normalmente un concerto. Era la cosa più bella che si potesse vivere: la cristallizzazione di un’emozione, il senso di un viaggio, la bellezza che diventava quadro e noi eravamo la cornice. Perché, quel giorno c’erano anche persone che di Bob Marley conoscevano solo “No Woman No Cry” e poco altro. Ma quelle ore insieme ad altre centomila persone valevano più di una conoscenza enciclopedica. Guardate le foto. Guardate il palco che sembra una mosca in mezzo a un oceano di teste. Quel giorno, a San Siro, si è consumato il più grande rito collettivo a cui io abbia mai partecipato e, al tempo stesso, la fine di un’epoca. Perché appena oltre i cancelli dello stadio c’erano gli anni di piombo, la violenza e il dolore, le contestazioni e il rock che ripudia l’Italia. Poco distante, c’erano il Vigorelli e le molotov. Tutto cancellato, in un solo grande momento, di tempo e bellezza.

Questo testo è tratto, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, che ringraziamo, dal libro “Rock Live” di Massimo Cotto, edito da Mondadori (275 pagine, 18 euro), al quale rimandiamo per la lettura completa del capitolo relativo e per tutti gli altri concerti in esso raccontati.


https://www.rockol.it/news-708884/concerti-memorabili-bob-marley-milano-27-giugno-1980
Disapprovo ciò che dici, ma difenderò il tuo diritto di dirlo. (Voltaire)
\"Io non credo in Dio, non ci ho mai creduto.. Diciamo che lo stimo.\" Woody Allen

Agente REW007 con licenza di BANNARE!!!!

Si tratta di uno stato di rincoglionimento talmente evidente che mi sono vergognata con me stessa e mi sono chiesta scusa.
:rido:

 

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